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Come Determinare Il Contenuto Di Metalli Preziosi

Come determinare il contenuto di metalli preziosi

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La lavorazione dei metalli preziosi è un’attività che è praticata sin dai tempi più antichi, ancora prima dell’Età del Bronzo e del Ferro. Ma fu solo nel secondo millennio a.C. che gli artigiani orafi appresero l’arte di legare i metalli, in particolare oro e argento, con altri metalli, in particolare il rame, al fine di migliorarne la composizione, la resistenza e la durata. Quando l’oro venne impiegato per il conio della moneta, nel VII secolo prima di Cristo, vi si affiancarono immediatamente metodi per la sua contraffazione. Da tali eventi, che videro la circolazione parallela di monete che contenevano una minore quantità d’oro e quindi erano più povere, nacque l’esigenza di determinare il valore delle monete.

Il saggio delle monete: cosa significa e quando nacque questa pratica

La determinazione dei metalli preziosi contenuti nelle monete fu un’esigenza legata al proliferare di valute false, tanto che quelle che oggi sarebbero chiamate amministrazioni competenti promulgarono leggi apposite, per punire i falsari. Allo stesso tempo, saggiare le monete, ossia stabilirne l’esatto valore, fu un’attività che, nei primi tempi, non prevedeva strumentazioni particolari. Il saggio indica l’analisi chimica dei materiali, con lo scopo di appurarne la composizione e il contenuto del metallo, oppure di altri elementi di interesse. Nel settore della gioielleria e dei metalli preziosi, il saggio si riferisce principalmente alla determinazione di quanto oro un oggetto includa. Le monete venivano saggiate mediante dei tagli, che venivano praticati per verificare l’assenza di placcatura, ossia una patina superficiale che riproduceva il colore aureo, ma nascondeva leghe metalliche di minor valore rispetto all’oro. Un altro metodo consisteva nel far cadere le monete e, in base al suono emesso, era possibile capire se queste fossero contraffatte oppure no. Fu solo con l’espansione della civiltà greca che i procedimenti per saggiare i metalli furono oggetto di revisione e si basarono su tre strumenti:

  • la pietra di paragone;
  • il metodo cosiddetto della densità;
  • la prova del fuoco.

La saggiatura nel mondo della gioielleria: perché eseguire questa attività

Poiché i monili realizzati in oro ne contengono una quantità differente, in base alla caratura e ad altri fattori, ancora oggi risulta indispensabile la saggiatura dell’oro. Per quanto riguarda quest’ultimo, i due principali elementi di valutazione sono il titolo, espresso in millesimi, e la caratura, laddove i famosi 24 carati determinano l’oro puro. In molti Paesi del mondo, tra cui l’Italia, è obbligatorio indicare tali dati sul gioiello in oro, attraverso un marchio a fuoco apposto sul manufatto, a seguito della sua saggiatura. Per chi produce gioielli, il saggio dell’oro è fondamentale, in quanto tale procedimento assicura in modo inequivocabile che il gioiello sia dotato dei requisiti richiesti dalla legge per tutelare il consumatore finale. Purtroppo, non sempre i carati dichiarati corrispondono a quelli effettivamente corrispondenti all’oggetto in oro, tanto che in molte realtà, da cui nessun Paese può considerarsi esente, la sotto-caratura rappresenta una problematica costante. Per questo, chi acquista oro deve necessariamente rivolgersi presso banchi metalli e/o rivenditori autorizzati e certificati, i quali dispongano di tutti i requisiti legali per esercitare tale attività, con la massima professionalità e trasparenza.

I metodi di determinazione del saggio dell’oro e dei metalli preziosi

A questo punto, la problematica principale, in merito alla determinazione del saggio dell’oro, riguarda il metodo utilizzato, ossia quello ritenuto più efficace per stabilire, con la maggiore precisione possibile, la quantità di oro e altri metalli legati in ciascun monile. Partendo dai tempi più antichi, i Greci utilizzavano la prova del fuoco o coppellazione, che ancora oggi è considerato il metodo più preciso, tanto che è illustrato nella normativa ISO 11426:1993. Il procedimento prevede due pesate, con l’estrazione dei metalli non preziosi dal campione pesato, attraverso l’ossidazione. In questa fase è necessario dividere le parti impure con acido nitrico e, successivamente, andrà pesata la parte rimanente, che costituisce l’oro, di cui si potrà stabilire il peso con certezza, con una seconda pesata.

Il procedimento è in realtà più complesso, ma il principio su cui si basa la prova del fuoco è, appunto, la separazione dell’oro da altre leghe e la sua successiva pesatura. La pietra di paragone, invece, risale al VI secolo a.C. e non prevede la distruzione dell’oggetto in oro. Il procedimento riguarda la strofinatura del manufatto su una superficie in pietra dura, non porosa e leggermente abrasiva. Attraverso le tracce lasciate da altre leghe campione prese come riferimento, sarà possibile osservare, in base ai colori sulla pietra porosa (la pietra di paragone, appunto), l’entità dei metalli legati presenti nel gioiello o nella moneta. L’affidabilità di tale procedura dipende, in larga misura, dalla conoscenza esatta del rapporto tra argento e rame. Il metodo della densità prende come riferimento quella dell’oro, che corrisponde a 19,32 g/cm3, in relazione alla densità di altri metalli, i quali risultano più leggeri. Questo metodo presenta alcune problematiche legate alla precisione, ma anche connesse alla fattura di alcuni oggetti aurei, particolarmente pregiati, forgiati mediante lavorazioni particolari e che sono composti da leghe differenti per brasatura di composizione. In definitiva, è vero che il saggio dei metalli tramite densità è poco invasivo ed economico, ma è anche relativamente poco affidabile.

Altri metodi per la determinazione del contenuto dei metalli preziosi

Altri metodi esistenti, ai fini della determinazione del contenuto dei metalli preziosi, sono la penna elettronica, la XRF, ossia la Spettroscopia di fluorescenza di raggi X, la Spettrometria per assorbimento atomico e il metodo ICP (Spettrometria con plasma accoppiato in modo induttivo). La penna, o sonda, legge il contenuto dell’oro o del metallo su cui viene posta a contatto, dopo aver applicato sul prodotto il gel conduttore. Tale metodo è economico ma non troppo preciso, in quanto l’approssimazione è di 1-2 carati. Il procedimento XRF è sempre più diffuso nei laboratori orafi e si basa sul bombardamento dei manufatti da radiazioni, emesse da un tubo per raggi X. Le radiazioni emesse sono misurate da uno spettrometro. Questo metodo è preciso e veloce, anche se, come è possibile immaginare, il macchinario per effettuare tale operazione è molto costoso. Per quanto riguarda la Spettrometria per assorbimento atomico, si tratta di un metodo che utilizza il bombardamento ionico dei manufatti in oro; tale procedura è chiamata anche sputtering. Il procedimento ICP è considerato un concorrente della prova del fuoco per la determinazione del contenuto dei metalli preziosi. Tale metodo ha il vantaggio di essere più selettivo per i diversi elementi ed è quello privilegiato dai laboratori orafi che lavorano elevate quantità di platino e palladio.

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